Itinerario tra le bellezze delle Riserve Naturali UNESCO in Alto Molise

rEsattamente quarant’anni fa – era il 1977 – l’UNESCO individuava le prime due Riserve MaB - Man and Biosphere - italiane, l’una nel Lazio meridionale, Circeo, l’altra nell’Alto Molise, Collemeluccio-Montedimezzo. Senza nulla togliere al Circeo - ci mancherebbe - c’è da dire che la Foresta Demaniale del Circeo (Selva di Circe) su cui si appuntava l’attenzione dell’Agenzia ONU, aveva dalla sua un bel viatico, apparteneva a un Parco Nazionale Storico, quello del Circeo, appunto, istituito nel 1934. L’area molisana invece, pur priva di sostegni altrettanto blasonati, otteneva lo stesso prestigioso riconoscimento. E’ evidente che per essere accolta in un consesso di così grande rilievo internazionale doveva possedere doti preziose, preclare virtù, anche se poco note fuori dai suoi confini, recondite, ora come allora, agli occhi dei più. Le aveva. Le ha.


rLa Riserva consta di due nuclei
, Collemeluccio e Montedimezzo, distanti tra loro una quindicina di chilometri. Siamo nel Molise più riposto, tra i monti da cui nasce il Trigno ed è infatti la cosiddetta “Trignina” l’arteria stradale che agevolmente ci consente di raggiungerli dalla costa adriatica. Vastogirardi, San Pietro Avellana, Roccasicura, Carovilli, Pescolanciano, Pietrabbondante, Chiauci non stanno sulle rotte del turismo di massa. Per fortuna. La massa qui non serve, costituirebbe anzi un rischio perché c’è una bellezza che si guasta irrimediabilmente se la presenza umana non è sobria, discreta, accorta che non è propriamente lo stile della massa.

E’ una bellezza, starei per dire, che per goderla bisogna prima meritarla. Tutti i centri citati hanno validissimi motivi per essere visitati, ma è degno di nota che la visita, prima ancora che accostamento a un pur cospicuo patrimonio culturale in senso lato, chiese, castelli, musei, vestigia archeologiche e via dicendo, è un calarsi nella vicenda umana venticinque volte secolare, a cominciare dalla frequentazione sannitica. Oggi ritroviamo tradizioni, un’economia agro-silvo-pastorale, l’artigianato autentico, una cucina gustosa e di sostanza (funghi e tartufi specialmente).

rFermi qui. Volevamo parlare di Natura e ci siamo lasciati prendere la mano. Fatto è che ci sarebbe tanto da dire, ma la certezza che il nostro lettore abbia la curiosità occorrente per cogliere le tante sfaccettature di questi luoghi, ci rassicura. Potrebbe magari attingere dapprima a quel Viaggio in Molise scritto in bella prosa da Francesco Jovine, autore cui è intitolato un Parco Letterario, per poi dare una ripassata a “Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare” (D’Annunzio, I Pastori) dato che questa è anche terra di tratturi (Celano-Foggia) e approdare infine ad altre e più moderne fonti, internet compresa. Il sito www.riservamabaltomolise.it/ ci guida. Si tratta di un contenitore denso di notizie. Ci limiteremo a qualche accenno, per non ripetere troppo ciò che meglio il sito stesso racconta e il web elargisce a piene mani (informazioni, notizie, immagini).  Perciò ci limitiamo a dare degli input che il lettore può raccogliere e sviluppare a suo piacimento.

 

Collemeluccio, Montedimezzo: anzitutto boschi. E boschi di straordinaria bellezza

rCollemeluccio è il regno dell’abete bianco cui si affiancano cerri e faggi. Nel sottobosco, biancospino, agrifoglio, prugnolo, nocciolo, salice e, nelle radure, melo e pero selvatico. Cinghiali, lepri, tassi, martore, donnole, faine, volpi hanno qui la loro dimora. Spiccano il volo poiane, gufi, barbagianni, ghiandaie, passeracei. Nei corsi d’acqua vivono i gamberi di fiume.

A Montedimezzo primeggiano il cerro e il faggio. E poi carpino bianco, frassino maggiore, aceri. La fauna è a un dipresso quella di Collemeluccio. A Montedimezzo va segnalata la presenza di recinti di “riabilitazione” per esemplari di ungulati e fauna selvatica. Il Centro visitatori ospita un istruttivo Museo: mammiferi, rapaci, xiloteca, “la pietra racconta”, attrezzi forestali e altri oggetti, sale multimediali. Da non perdere.  

Una rete di sentieri, non impegnativi e ben segnalati, permette di addentrarsi nel folto e di percepire l’incanto della foresta. La delicatezza degli ambienti, che per converso è anche un segno del loro valore, vuole che si acceda previ opportuni contatti attuabili mediante l’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Vengono organizzate visite guidate, vivamente raccomandabili  per essere sicuri di apprezzare compiutamente i rumori, gli  odori, i profumi, le atmosfere. Un sentiero di 2 km. a Montedimezzo è accessibile anche ai disabili.

Un accenno complementare alla Riserva MaB. Poco distante, prossima a Isernia, è situata la Riserva Naturale Orientata di Pesche. Orientata significa che gli interventi umani sono consentiti, ma solo se coerenti con la conservazione della natura. Anche qui dunque le consuete precauzioni, finalizzate a non alterare gli equilibri della vegetazione e della fauna. Da un lato, latifoglie, tra cui lecci, cerri, carpini, frassini, aceri, coesistono con pini neri e pini domestici (resinose). Dall’altro, uccelli, tordi, merli, quaglie e rapaci tra cui poiane, gufi e civette che convivono con lepri, volpi, scoiattoli, lupi. Le ginestre e numerose specie di orchidee, infine, danno luogo a spettacolari fioriture.

Info: www.riservamabaltomolise.it/

 

Estratto dal sito www.unesco.it

rIl Programma  Man and the Biosphere – MAB è stato avviato nel 1971 con lo scopo di sostenere azioni volte a perseguire un equilibrato rapporto tra uomo e ambiente a livello globale attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile.

Le Riserve della biosfera sono aree marine e/o terrestri che, al fine di salvaguardare le risorse naturali del pianeta, promuovono attività di cooperazione scientifica, ricerca interdisciplinare e sostenibilità ambientale, nel piano coinvolgimento delle comunità locali.

Gli obiettivi del programma MAB si possono riassumere in quattro punti fondamentali:

1) individuare, studiare e valutare i fenomeni causati dall’impatto delle azioni umane e degli eventi naturali sulla biosfera e le conseguenze degli stessi sull’uomo e l’intero ecosistema, soprattutto in considerazione degli effetti derivanti dai cambiamenti climatici;

2) conoscere e comparare i rapporti tra l’ambiente naturale e i processi socio-economici in relazione all’attuale progressiva perdita della diversità biologica e culturale;

3) assicurare un uso sostenibile delle risorse del pianeta in un contesto globale caratterizzato da processi di rapida crescita economica e di eccessivo consumo energetico considerati tra le cause scatenanti dei cambiamenti climatici;

4) favorire lo scambio e la divulgazione di conoscenze sule problematiche ambientali e sulle loro eventuali soluzioni attraverso  la formazione ambientale nel settore dello Sviluppo Sostenibile.

Le Riserve MAB si suddividono in tre zone interdipendenti che mirano a soddisfare tre funzioni complementari e si rafforzano a vicenda:

1. l'area centrale (Core) comprende ambienti strettamente protetti e contribuisce alla conservazione di paesaggi, ecosistemi, specie e variazioni genetiche;

2. la zona cuscinetto (Buffer) circonda le aree centrali, ed è utilizzata per attività compatibili con sane pratiche ecologiche che possono rafforzare ricerca scientifica, monitoraggio, formazione e istruzione;

3. la zona di transizione (Transition) è la parte della riserva in cui è consentita la massima attività e in cui si promuove uno sviluppo economico e umano che sia sostenibile sul piano socio-culturale ed ecologico.

In tutto il mondo vi sono attualmente 669 Riserve della Biosfera in 120 Paesi, incluse 16 transfrontaliere, di cui 14 in Italia:

• Collemeluccio-Montedimezzo (Molise) 1977 r

• Circeo (Lazio) 1977

• Miramare (Friuli Venezia Giulia) 1979

• Cilento e Vallo di Diano (Campania) 1997

• Somma-Vesuvio e Miglio d'Oro (Campania) 1997

• Valle del Ticino (Lombardia/Piemonte) 2002

• Arcipelago Toscano (Toscana) 2003

• Selve costiere di Toscana (Toscana) 2004

• Monviso (Piemonte) 2013

• Parco Nazionale della Sila (Calabria) 2014

• Appennino Tosco-Emiliano (Toscana - Emilia) 2015

• Alpi Ledrensi e Judicaria (Trentino-Alto Adige) 2015

• Parco del delta del Po (Emilia Romagna - Veneto) 2015

• Collina Po (Piemonte) 2016

 

Geoparchi mondiali UNESCO.  Estratto dal sito www.unesco.it

rI Geoparchi mondiali UNESCO raccontano la storia lunga 4.600 milioni di anni del Pianeta Terra e degli eventi geologici che l’hanno modellato, così come l’evoluzione dell’umanità stessa.

I Geoparchi

* ricostruiscono le tracce dei cambiamenti climatici del passato,

* sono anche impegnati nell’informare le comunità locali sulle moderne sfide ambientali e su come affrontare i rischi naturali quali alluvioni, terremoti, tsunami ed eruzioni vulcaniche.

 I Geoparchi mondiali UNESCO operano:

  • Per aumentare la conoscenza e la consapevolezza del ruolo e del valore della geodiversità
  • Per promuovere le migliori pratiche di conservazione, educazione, divulgazione e fruizione turistica del patrimonio geologico.

 Insieme ai siti del Patrimonio Mondiale dell’Umanità (WHL) ed alle Riserve della Biosfera (MAB), i Geoparchi mondiali UNESCO formano una gamma completa di strumenti finalizzati a promuovere:

* lo sviluppo sostenibile, agendo sia a livello globale, sia a livello locale.

I Geoparchi  sono diventati uno strumento per coinvolgere gli Stati membri e le loro comunità nella promozione e valorizzazione delle Scienze della Terra e del patrimonio geologico. Attualmente sono riconosciuti 120 Geoparchi mondiali (Global Geoparks) in 33 paesi, di cui 69 in Europa e 10 in Italia:

- Parco Naturale Rocca di Cerere

- Parco Naturale Regionale delle Madonie

- Parco Naturale Regionale del Beigua

- Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna

- Parco Naturale Adamello Brenta

- Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano

- Parco delle colline metallifere Grossetane

- Alpi Apuane

- Sesia-Val Grande

- Parco del Pollino

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