Enogastronomia

In Val d’Aosta tra montagne, mercatini e cultura

aAffascinanti per la bellezza sempre unica dei panorami e la tipicità dei prodotti sono i mercatini di molte località alpine, anche se spesso durano solo uno o due giorni, salvo l’eccezione di Aosta. In Val d’Aosta, sotto la protezione delle vette che superano i quattromila offrendo al solo vederle grandi emozioni a chi ama la montagna il calendario dei mercatini è molto ricco. Superato Pont San Martin, si sfiora senza quasi mai fermarsi una delle più straordinarie e imponenti opere di difesa militare: il Forte di Bard, ormai dismesso essendo reso inutile dalle moderne tecnologie militari e adibito a sede museale ‘Museo delle Alpi’ che attraverso 29 sale esplora la montagna sotto gli aspetti naturalistico, geologico, antropologico e meteorologico, o le nove sale de ‘Le Alpi dei ragazzi’ in cui i giovani visitatori possono simulare una scalata al Monte Bianco dalla preparazione al raggiungimento della vetta, o un itinerario che con documenti e ricostruzioni anche in 3D ripercorre la lunga storia di questa fortezza che risale al VI secolo d.C.

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Bianchi d’epoca sui “colli bolognesi”

aNon solo il Soave, il Sauvignon, il Verdicchio o lo Chardonnay, ma anche il classico Pignoletto dei Colli Bolognesi può affrontare senza timore e senza cedimenti il passare del tempo.

È questo il verdetto scaturito da una serata molto singolare, svoltasi recentemente presso l’Azienda Agricola Gaggioli di Zola Predona (BO). All’incontro conviviale, organizzato dai titolari Carlo e Maria Letizia, erano presenti alcuni qualificatissimi addetti ai lavori del settore vino: uno di loro, Franco Mioni, ha messo in degustazione alcune, rarissime bottiglie della sua cantina privata. Una di queste bottiglie era un Pignoletto Superiore Gaggioli del 1997, il quale, dopo l’apertura, ha rivelato tutta l’energia dei suoi 18 anni: ancora fresco, vibrante, fruttato, piacevolissimo al naso e di grande equilibrio gustativo al palato.

 

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In autunno torna la magia del tartufo bianco d’Alba

vL’autunno ‘in Langa’ è affascinante per colori e profumi: indimenticabile è vederla dal cesto di una mongolfiera che si libra lenta e leggera a un’altezza ‘umana’ da cui si possono godere gli splendidi panorami delle colline disegnati dalle viti, dai tetti rossi delle case e dai campanili che svettano tra le piante e dai particolari dei borghi e delle cascine. Non è un caso che dal 22 giugno 2014 circa 11.000 ettari comprensivi di 29 comuni delle provincie si Cuneo, Asti e Alessandria abbiano avuto il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco per il paesaggio vitivinicolo, ma in realtà l’area coinvolta è molto più ampia comprendendo anche altri 75.000 ettari circa con un centinaio di comuni, cioè l’area di protezione di quel “paesaggio culturale” (frutto dell’alleanza tra natura e uomo, positiva ed efficace quando quest’ultimo rispetta la prima) che ha motivato la decisione dell’Unesco. 

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Arte&Cibo conquista con il gusto e con gli occhi

aSi è chiusa con successo la prima edizione di Arte&Cibo, evento culturale ed enogastronomico organizzato dal Club dei Sapori tenutosi il 16-17 maggio scorsi a Pieve di Cento, in provincia di Bologna, al Museo Magi’900 e in altre sedi comunali. Per due giorni ed una notte si sono susseguiti a pieno ritmo eventi culturali ed enogastronomici tra i quali: ‘Da mangiare con gli occhi’ mostra di opere d’arte contemporanea dedicata all'estetica degli alimenti in collaborazione con le Accademie di Belle Arti di Bologna e di Ravenna, gli show cooking di alta cucina, l’incontro tra esperti sul tema ‘Arte e ristorazione’, gli eventi nella ‘Notte dei Musei’,il convegno sull’Agricoltura sostenibile mirato al mondo agricolo, le degustazioni gastronomiche con la presenza dei panificatori bolognesi con i loro migliori prodotti, gli interessanti abbinamenti cibo-vino con le cantine ed i produttori presenti e la visita condegustazione ad una torrefazione artigianale di caffè.

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'Percorsi e sapori'. I Monti Lessini: non solo Durello

aA cavallo delle provincie di Verona e Vicenza, dove le Prealpi si trasformano in un sistema collinare per divenire poi pianura, vi è un’area vinicola molto interessante anche per la particolarità del terreno di natura vulcanica (testimonianza dell’antica attività eruttiva della zona) che conferisce al vino grande sapidità grazie alla ricchezza di sali minerali.

 Sono i Monti Lessini (nome delle Prealpi veronesi) e vi si alleva la ‘Durella’ (vitigno quasi esclusivo della zona) da cui si ottiene un vino molto interessante, e non solo per l’area veneta: il Durello, la cui notorietà è stata per decenni oscurata dai grandi classici della zona come Soave, Amarone, Valpolicella, Bardolino… La sua storia, però, è antica: se la prima citazione certa è del 1825 (Acerbi descrive un vitigno Durella coltivato nel Vicentino, ma sembra certo che nel 1700 fosse molto diffuso anche nella parte orientale del Veronese), risale, invece, al 1292 la segnalazione di un’Uva Durasena (derivata dall’uva “duracinus” citata da Plinio il Vecchio nel ‘De Agricoltura’) la cui descrizione fa pensare di essere in presenza del ceppo originario della Durella.

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