Il grande libro che non c'era

rIl  mondo contemporaneo malatissimo di globalizzazione e fretta parrebbe oramai proiettato verso una esasperazione telematica che tende a cancellare la carta dall’orbe terracqueo. Per fortuna non è del tutto così e ci sono spazi e persone, ancora tante, che amano sfogliare giornali, riviste, pubblicazioni, libri. Il grande libro che non c’era in questione è Il Grande Libro del Rum scaturito dall’amore, dalla passione e dalla competenza di Davide Staffa per questa bevanda che evoca sapori e profumi coloniali lontani, orizzonti con isole e isolette caribiche e non, la rissosa Compagnia della Filibusta e la Tortuga con i suoi leggendari pirati, corsari e bucanieri.

 

Davide Staffa è un apprezzatissimo sommelier con una notevole esperienza sul campo e un bagaglio di docenze e degustazioni incredibile. La sua passione per le bevande l’ha portato a cominciare a raccogliere materiale sulle tipologie, zone più vocate, le distillerie, i mercati e d i distributori di questa bevanda che non ha ancora quattrocento anni quindi relativamente giovane rispetto ad altre tipologie di liquidi in bottiglia. Grazie alla amicizia e alla collaborazione nonché alla grande lodevole voglia imprenditoriale che al giorno d’oggi occorre per sfornare un libro presente in Gigi Veronesi editore da molti anni di Degusta, rivista molto conosciuta ed apprezzata specializzata di enogastronomia, il ciclopico lavoro di Davide ha avuto compimento. Sono elencate oltre seicento etichette di Rum suddivise per paesi di produzione e di origine e per ognuna è di esse viene indicata la modalità di degustazione. Il lavoro di raccolta dei dati è durato oltre sette anni e reca importanti indicazioni. Si viene così a sapere che la canna da zucchero non è patrimonio dei Caraibi ma proviene bensì dal Bengala e dalla penisola indonesiana. A causa degli interscambi provocati dal commercio dei generi esotici innescato dall’originarsi di colossali imperi coloniali la canna da zucchero approda nei Caraibi e da essa scaturisce questa bevanda non particolarmente raffinata e non di gradimento dei salotti frequentati dai vip dell’epoca. E’ piuttosto la bevanda quotidiana delle classi meno abbienti, facile da reperire nelle taverne e nelle bettole delle isole rifugio di trafficanti di schiavi,  di pirati ed ammutinati provenienti dalle varie marine coloniali. Non a caso il famosissimo e reale ammutinamento della HMS Bounty reso ancora più leggendario dal film interpretato da Marlon Brando che diviene la mente della rivolta contro gli odiosi metodi del capitano Bligh interpretato da Trevor Howard trova nella mancata distribuzione della dose giornaliera di rum che era a ruolino nella marina imperiale britannica la goccia, è il caso di dirlo, che fa traboccare il vaso. La presentazione alla Cantina Bentivoglio di Bologna che ha visto l’abbinamento di tre tipologie di rum, un blended di vari rum con un invecchiamento minimo di 5 anni, un secondo invecchiato 12 anni con sentori evidenti di vaniglia, frutta secca, miele e spezie ed un 21 anni risultato una  di ricetta segreta del Master aziendale Appleton che ha fornito le bottiglie, è la prima di un tour con una ventina di tappe che percorrerà la penisola da Nord a Sud e si concluderà nel Febbraio 2014.

 

E' online il nuovo web, pieno di notizie: con un click sei nel mondo dell'Ospitalità! Leggi l'ALBERGO

 

 

ok

 

 

 

 

 

 

cs

 

 

 

 

Joomla templates by Joomlashine