Uzbekistan, meraviglie islamiche sulla via della seta

sDici Uzbekistan e il pensiero corre subito a Buckara, Samarcanda e Khiva, che ne sono l’emblema turistico e culturale, oppure ad Alessandro Magno ed a Gengis Khan, a Tamerlano ed a Marco Polo, che ne rappresentano l’emblema storico, così come le lunghe carovane di cammelli battriani carichi di ogni merce, odorose di spezie in una babele di lingue e di caratteri somatici, che per due millenni hanno solcato queste contrade lungo la mitica Via della Seta, per portare prodotti ed idee dalla Cina al Mediterraneo. Questa nazione dell’Asia centrale, grande una volta e mezzo l’Italia schiacciata a nord dal Kazakistan ed a sud dal Turkmenistan ed Afganistan, nonché ad est da Kirghizistan e Tagikistan, ha sempre rappresentato infatti un corridoio obbligato di passaggio tra India da una parte, Russia, Persia e Penisola arabica dall’altro. E non soltanto per le merci: da qui ad esempio sono transitate anche, in una direzione o nell’altra, le religioni dallo zoroastrismo alla mistica sufi, dall’ebraismo al cristianesimo, dal buddhismo all’islam.

Quello che fu il glorioso Turkestan medievale presenta una peculiarità geografica che pochi conoscono: è infatti la nazione più continentale della terra, in quanto non solo non si affaccia su nessun mare, ma neppure nessuno dei suoi paesi confinanti si apre sul mare. Ed è proprio la geografia a caratterizzare fortemente le peculiarità ambientali e climatiche, e quindi anche alla sua rilevante varietà: ad est questa nazione lunga 1.500 km svetta sulle alte cime innevate di alcune dei maggiori rilievi montuosi dell’Asia centrale come Tien San, Alaj e Pamir, catene giovani e tettonicamente ancora attive con cime alte fino a 3-4.000 m, abitate da pastori nomadi. Le fertili pianure alluvionali centrali, molto sfruttate per la coltivazione del cotone, di cui è maggior produttore mondiale, risultano quelle più abitate, anzi ne fanno con 30 milioni la più popolosa della regione, perché procedendo verso ovest si trasformano in aride steppe, che attorno a quello che resta dell’ex lago Aral, un antico mare e oggi uno dei maggiori disastri ambientali del pianeta, diventano veri deserti.

lÈ merito di Tamerlano, figura enigmatica e non certo radiosa della storia medievale, se oggi la sua terra si è imposta come meta culturale privilegiata rispetto a tutte le altre repubbliche dell’Asia centrale un tempo facenti parte dell’ Urss, ed approdate alla democrazia nel 1991, al dissolvimento del comunismo sovietico. Questo ambizioso generale turco-mongolo riuscì infatti a creare a fine 1300 un impero esteso dal Pamir fino alla Persia, alla Georgia ed all’Anatolia, trasformando delle oasi carovaniere in mezzo al deserto, come erano state  fino ad allora Bukhara, Samarcanda e Khiva, in capolavori dell’arte, dell’architettura e della cultura islamica, da allora chiamata timuride, che da secoli incantano ed attraggono visitatori da tutto il mondo. Per ammirare le sue cupole di ceramica smaltata che brillano al sole, gli svettanti minareti, le eleganti madrasse, oppure le scene della vita di tutti i giorni uguali ad allora, con il vociare concitato dei suq e dei bazar, gli uomini barbuti intenti a sorseggiare il tè ed i carretti ambulanti di kebab.

L’Uzbekistan affonda le radici nella storia, fino a partire dagli Sciti e prosegue con l’impero achemenide persiano vinto da Alessandro Magno, il quale proprio a Samarcanda sposò una principessa locale e ne ebbe l’unico figlio, poi fu la volta dei regni partico, nemico giurato dei Romani, e sasanide, fino ai mongoli dell’Orda d’Oro. Tamerlano fece di Samarcanda la splendida capitale del suo impero, a cui seguirono vari khanati locali, tra i quali primeggiò quello dell’altrettanto splendida Bukhara, capolavoro dell’arte religiosa islamica. Nel 1800 entrò nell’orbita russa, per diventare nel 1917 una delle repubbliche dell’Asia centrale sovietica. A Bukhara inutile cercare nei suoi animati bazar i famosi tappeti omonimi, tanto apprezzati in occidente, perché in realtà essi oggi vengono prodotti in Turkmenistan; molto meglio acquistare come souvenir le pregiate sete di Margillon e le ceramiche verdi e cobalto di Rishton.

dUn possibile itinerario parte da Urgench, raggiunta in volo dall’Italia, cittadina sovietica senza fascino e si prosegue per la vicina Khiva, il cui centro storico è il più antico e il meglio conservato delle tre, pieno di monumenti gravitanti attorno alla vecchia fortezza, residenza dei sovrani locali. Capitale nel XVI secolo dell’impero timuride, questa piccola oasi carovaniera già attiva nel VII sec. definita una vera città-museo deve purtroppo la sua fama all’antico mercato degli schiavi, il maggiore dell’Asia centrale, durato per ben tre secoli. Dopo aver attraversato il vasto deserto di Kyzyl Kum si approda a Bukhara, capitale nel IX sec. del regno persiano samanide, rappresenta la città sacra per eccellenza dell’Asia centrale, con il suo enorme bagaglio culturale alimentato nel tempo da torme di artisti, letterati e scienziati.

Con i suoi edifici millenari, 140 monumenti protetti e un centro storico tuttora abitato e immutato negli ultimi due secoli, rappresenta uno dei luoghi migliori per farsi un’idea di come fosse la regione prima dell’arrivo dei russi. Si prosegue quindi per Samarcanda, quasi al confine con il Tagikistan, già prospera nel V sec. a.C. sotto il dominio persiano a cui pose termine il macedone Alessandro, era il principale caravanserraglio sulla Via della Seta e divenne splendida quando assunse al ruolo di capitale dell’impero di Tamerlano, spietato ma anche attivo mecenate dell’arte e della cultura, facendole assumere un ruolo egemone in tutta l’Asia centrale. Da allora il centro storico è rimasto immutato, compresa la sua magica atmosfera, con le madrese dalle cupole di maiolica, le moschee dai minareti azzurri, i mausolei e le tombe, mentre il frenetico bazar costituisce un museo etnico dal vivo. Ultima tappa nella capitale Tashkent, città cinquecentesca molto ricca di musei; la grande moschea contiene un enorme Corano, il più antico del mondo, macchiato nel 655 dal sangue del califfo Osaman.

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