"La Via di Francesco", un libro di Fabrizio Ardito sugli itinerari francescani

xCi sono certi pigri che, trovandosi tra le mani un bel volume illustrato, cominciano intanto a guardare “le figure” e rinviano “a dopo” la (eventuale) lettura del testo. Per una volta li imitiamo, al netto, s’intende, dell’eventuale. Perché?
Perché abbiamo sotto gli occhi, fresco di stampa ed edito dal Touring Club Italiano, “La Via di Francesco”, ultimo lavoro di Fabrizio Ardito. Egli ci prende per mano e ci accompagna, riportando la sua esperienza di infaticabile camminatore, lungo un itinerario che parte da La Verna, ai margini meridionali delle Foreste Casentinesi, si snoda tra Toscana, Umbria, Lazio e si conclude, dopo ben 440 chilometri, nella Città Eterna.
Lo fa con parole e immagini. Ma sono queste ultime a catturare subito l’attenzione, di più, l’immaginazione e il cuore. Traspare da esse, ed esse ci restituiscono, quel complesso di spirito e di sentimenti che si riassumono nel termine intimità.
Un messaggio coinvolgente che si attaglia tanto al religioso come all’agnostico e all’ateo, un messaggio universale.
Bisogna guardarle bene queste fotografie, senza fretta, soffermandosi sull’insieme e sui particolari e, per dir così, calandocisi dentro. Nella nostra epoca, spesso becera e sciatta, sarà un refrigerio, un toccasana.

L’intimità dei boschi percorsi da sentieri dove il solo rumore estraneo sarà dato dal nostro non lieve incedere e dalle nostre non sommesse voci. L’intimità degli spazi aperti, interminati, dove lo sguardo si perde nell’infinito di modulate ondulazioni.
L’intimità della natura dolce, amena o prorompente. L’intimità dei chiostri racchiusi nei monasteri e negli eremi, dov’è silenzio e preghiera, delle cripte e dei cori, delle pievi, delle abbazie, dei conventi, dei paesi arroccati. L’intimità, nonostante l’accorrere di molti, della basilica di Assisi. L’intimità evocata dalle opere d’arte, Piero della Francesca, Luca Signorelli, il Perugino, Donatello per far qualche nome.
Insomma, uno stato dell’animo, a ben vedere, sperato e desiderato. Ora si riaffacciano alla mente le parole di Leonardo da Vinci “ Che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue città, a lasciare li parenti e amici, ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza”.
Ma chi, e che cosa poteva e può darci una così grande serenità? Soccorrono le parole di Ardito che si srotolano in un discorrere piano, ma denso e al contempo piacevole, privo di banalità e vivace, alla fine, essenziale. Essenziale (che deriva da essenza cioè essere, fondamento, sostanza), com’è stato, in tutto, il poverello d’Assisi, lui, San Francesco che, trascorsi otto secoli, ci interpella e ci induce ad una riflessione della quale abbiamo quanto mai bisogno. È un invito da cogliere, un’opportunità da non trascurare. Potremo farlo al meglio recandoci, viandanti, per i luoghi della sua vita, La Verna e di lì Pieve Santo Stefano, Sansepolcro, Città di Castello, Citerna, Pietralunga, Gubbio, Perugia, Assisi. E poi Foligno, Trevi, Spoleto, Terni, Piediluco, Greccio, Rieti e infine Roma. Un formidabile contesto, al centro dell’Italia. Il bel libro ci farà da guida, discreta e rassicurante.

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