Alla scoperta di una Torino 'esoterica', tra occulto, fede e simboli massonici

E’ una Torino segreta, in bilico tra fede e occulto, verità e leggenda quella che si cela dietro i numerosi richiami simbolici che solo un occhio attento può cogliere visitando i luoghi storici più conosciuti.

Un itinerario suggestivo e insolito, fuori dai circuiti turistici di massa, per scoprire una città esoterica, da sempre legata alla massoneria. Un percorso a piedi che parte da piazza Castello, cuore storico, politico e religioso di Torino e che tocca monumenti e piazze famose. La prima tappa è l’enigmatica chiesa (senza facciata) di San Lorenzo, capolavoro architettonico di Guerino Guarini che da buon massone riempì di simboli tanto la Real Chiesa che la Cappella della Sindone. La costruzione  è legata alla battaglia di San Quintino, nelle Fiandre. Per adempiere un voto per la vittoria ottenuta,  Emanuele Filiberto di Savoia fece erigere la chiesa. Appena entrati c’è la scala Santa (12 scalini) al termine della quale si accede all’altare dove era custodita la Sindone (esposta per la prima volta nel 1694), prima che fosse trasferita in Cattedrale. Entrati in chiesa colpisce il richiamo ottagonale di tutta la struttura. Otto è un numero massone, ma nella simbologia  dei primi cristiani significa rinascita. Nelle date dei due equinozi (21 dicembre e 21 giugno) per un gioco di luci riflesse vengono illuminate le cappelle del Battesimo e di Cristo Padre.

A ricevere i visitatori di palazzo reale ci sono i due dioscuri a cavallo, Castore e Polluce, quest’ultimo con una stella a 5 punte, simbolo della purezza. Le due statue sono in simmetria speculare con le chiese gemelle di piazza San Carlo, quella del santo e di Santa Cristina.  Adiacente alla reggia c’è il Duomo che  conserva un prezioso mosaico pavimentale del IV secolo, dove è raffigurata la prima mappa  geografica dei mari e degli oceani. Fatto curioso: un mosaico pagano sotto una chiesa cristiana. Ritornati verso la piazzetta Reale, “cuore bianco” (concentrazione di forze positive) imboccando via Po si raggiunge la Mole Antonelliana, frutto di una rocambolesca avventura costruttiva. Salotto storico di Torino è la piazzetta dove si affaccia palazzo Carignano, sede del primo Parlamento Subalpino e dove Cavour aveva il suo gabinetto di primo ministro. Il forte legame esoterico della città  è rappresentato dal museo Egizio, il secondo più grande al mondo dopo quello de Il Cairo, ubicato nell’ex collegio dell’Accademia delle Scienze, un tempo scuola riservata ai figli dei nobili. Torino diventa capitale nel 1563, l’obiettivo dei Savoia è quello di trasformarla, renderla sublime ed attorniala da un’aurea di magia esoterica che si richiama agli antichi egizi. Per questo parte la caccia per venire in possesso di  tutto ciò che è legato al mondo dei Faraoni. Anche l’origine stessa della città viene fatta risalire ad un principe egizio, che la consacra a Iside, la Gran Madre. La credenza popolare ritiene che la basilica cristiana  dedicata alla Gran Madre, con il suo discusso Graal,  sorga sopra il tempio egiziano di Iside. Sacro e profano si mescolano come nella chiesa di Santa Cristina, prima Madama Reale, donna energica, di grande cultura e fascino che seppe governare per 25 anni, ma anche dedita a riti occulti prima di ritirasi in convento.  Leggenda o verità? Torino forma un triangolo di magia bianca con Praga e Lione e di magia nera con  Londra e San Francisco. Dopo il rito scaramantico presso il Caffè Torino e la sosta al portone del Diavolo, ultima tappa è piazza Solferino con la singolare fontana Angelica.

Poco lontano da Torino c’è Asti, con il centro storico barocco, che merita una visita. Da scoprire Asti sotterranea. Partendo dalla cripta della chiesa di San Secondo , patrono della città, si passa alla cripta di Sant’Anastasio e all’annesso museo Lapidario, in cui si rivive i fasti dell’epoca medievale astigiana, dai Longobardi ai grandi ordini monastici. L’elegante palazzo Ottolenghi ,con il suo rifugio antiaereo, fa da contraltare a palazzo Gazzelli di Rossana dominato dall’imponente torre medioevale (una delle poche rimaste intatte delle cento originarie) che conserva ancora le storiche cantine.  Ad Asti si può alloggiare all’hotel Salera (www.hotelsalera.it; tel.0141/410169), un confortevole quattro stelle che dispone anche di un buon ristorante, dove il giovane chef Federico Bertini cura i piatti della tradizione locale. Passione, tecnica e gusto sono gli ingredienti fondamentali della cucina piemontese di Federico. “Una cucina colorata, vivace, semplice – spiega lo chef - che è il frutto della continua ricerca, della curiosità, con quel giusto tocco di creatività”.
 Da provare la battuta al coltello con condimenti vari, i ravioli del plin al sugo d’arrosto ed il  brasato alla piemontese o la guancetta di maiale. Da non perdere il Bunet. Buona la selezione dei vini Doc astigiani.

Info: www.welcomepiemonte.it

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