Mantova: una città che sorge dall'acqua

mI laghi che circondano Mantova le danno una caratteristica di sogno: la città appare al viaggiatore all’improvviso quasi sorgesse dall’acqua, come un castello delle favole specialmente quando una lieve nebbia ne sfuma i contorni. Per gustare la città dei Gonzaga - che come tutte le prelibatezze non è per palati frettolosi - la via maestra è iniziare fissando nel ricordo l’indimenticabile spettacolo offerto a chi si avvicina nell’imbrunire dalla città che si specchia nelle acque illuminata dai raggi radenti del sole: un’immagine che da sola ne giustifica l’inserimento (insieme a Sabbioneta) da parte dell’Unesco nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell’UmanitàDeve essere stata una visione di rara suggestione e fascino vedere per diversi giorni nella prima metà del febbraio 2012 dopo tanti anni i laghi nuovamente ghiacciati e la città specchiarvisi in tutta la sua bellezza. 

Per ammirarla dall’acqua possono essere utilizzati i servizi di escursioni in barca o in motonave che permettono di unire l’aspetto storico e artistico alla conoscenza di un’oasi naturale più unica che rara: il Parco del Mincio di cui si possono godere paesaggio e ambiente acquatico, due aspetti sempre più rari in un’epoca che fa di tutto per modificare, se non distruggere, la natura e i suoi equilibri.

Esplorando il Parco del Mincio

Navigando sul lago Superiore si possono raggiungere Belfiore e i borghi Grazie di Curtatone e Rivalta, mentre a sud, solcando le acque dei laghi di Mezzo e Inferiore,si può arrivare a Governolo (punto di confluenza del Mincio nel Po) e poi a Ferrara e Venezia: un’esperienza unica. Imbarcarsi sul far della
sera
su uno di quei battelli che offrono anche un servizio di ristorazione provoca emozioni che restano nella mente e nel cuore. È bellissimo ammirare la
Riserva Naturale Valli del Mincio assaporando specialità tradizionali (lo splendido salame, il riso con il pesce fritto, la sbrisolona…) accompagnate da un paio di bicchieri di ottimo lambrusco mantovano. Il fiume vi crea una delle maggiori zone umide dell’Italia settentrionale ricca di canneti lacustri (dove si possono scorgere i nidi della cannaiola e del basettino), salici piangenti e cariceti (piante da cui si traeva il materiale per impagliare le sedie o fare i cappelli) e da luglio a settembre di fiori di loto, importati nel 1914 dal sud-est asiatico dai Padri Saveriani di Parma che volevano utilizzare la fecola ottenuta dai rizomi a scopo alimentare. Da sempre i cinesi ne erano ghiotti, ma i buoni Padri non pensarono che i mantovani avevano ben altre materie prime per le loro prelibatezze, che qui hanno trovato un habitat ideale evidenziato dalla spettacolare fioritura dell’isola galleggiante dei fiori di loto, prospicente la riva del parco pubblico di Belfiore. Nella sponda destra del lago Inferiore la Riserva Naturale della Vallazza (altro complesso di zone umide di grande valore naturalistico) offre un labirinto di canali e piccoli specchi d’acqua in cui galleggiano ibischi di palude, castagne d’acqua dai caratteristici frutti commestibili a forma di piramide, ranuncoli d’acqua dai fiori giallo dorato e le bianche e profumatissime ninfee il tutto a creare scorci degni dei quadri di Monet. La fauna, oltre ad anatre e cigni presenti ovunque, è quella tipica della palude: folaghe, garzette, germani reali, nibbi, gallinelle d’acqua, aironi rossi e cenerini… che sembrano adocchiare con bramosia quanto si sta degustando. Alcune di queste specie sono migratorie, ma da qualche anno il mutamento climatico le ha sconsigliate dall’intraprendere inutili lunghi viaggi.

I laghi

nI laghi che circondano la città non sono naturali, ma frutto dell’ingegno umano: nel XII secolo, infatti, il bergamasco Alberto Pitentino fu incaricato dal Comune di Mantova di organizzarne il sistema difensivo. Essendo oltre che architetto anche ingegnere idraulico, pensò di trasformare la città in un’isola e nello stesso tempo regolamentare il corso del Mincio creando nella grande ansa del fiume i quattro laghi Superiore, di Mezzo, Inferiore e Paiolo (quest’ultimo fu prosciugato nel XVII secolo trasformando il territorio cittadino in una penisola) e recuperando ampie superfici alle paludi che allora occupavano in notevole misura l’area tra il lago di Garda e il Po. D’altra parte, ancora oggi vicino a Mantova esistono zone paludose. Il legame di Mantova con il Mincio è peraltro ben anteriore agli interventi del Pitentino, anzi esiste dalla nascita della città se si vuol dar credito al suo figlio più illustre, Virgilio, che nell’Eneide cita il mito della fondazione per opera del figlio di Manto (figlia dell’indovino Tiresia) che, fuggita da Tebe dopo la morte del padre, era giunta nelle aree paludose intorno al Mincio e piangendo aveva creato un lago. Le opere realizzate alla fine del 1100 hanno conservato nei secoli la loro validità. Naturalmente il sistema è stato arricchito da dighe e chiuse per regolare le acque e da opere importanti come il canale Rio - tuttora funzionante risale all’epoca comunale - che attraversa la città unendo i laghi Superiore e Inferiore.

I ponti

Poiché nel XII secolo, a differenza di quanto a volte avviene ai nostri giorni, non si facevano opere “incompiute” furono creati anche i collegamenti tra la città e la campagna. La liaison fu affidata al Ponte di San Giorgio e al Ponte-diga dei MuliniIl primo prendeva nome dall’omonimo borgo che mfronteggiava la città sulla riva opposta del lago di Mezzo. Inizialmente in legno, ha avuto successive trasformazioni fino a divenire dopo le opere di fortificazione volute nel primo decennio del XV secolo da Francesco I Gonzaga elemento importante nel complesso sistema difensivo di Mantova. È ancora operativo dopo la ricostruzione avvenuta nel 1946 delle parti distrutte dai tedeschi in ritirata. Il Ponte-diga dei Mulini fu costruito tra il 1188 e il 1190 (secondo alcune fonti fu terminato nel 1230) nell’ambito delle opere messe a punto dal Pitentino ed è tuttora elemento fondamentale nel sistema di regolamentazione delle acque che circondano Mantova. Collegava la città in corrispondenza della porta del Cepetto con il borgo di Porto e tra le conseguenze delle sue finalità vi era anche la fornitura di acqua a dodici mulini e ad altri edifici utili alla comunità. Più volte danneggiato in occasione di conflitti, è stato sempre ricostruito e fortificato per difenderne la funzione di regolare il deflusso delle acque dal lago Superiore a quello di Mezzo. Distrutto dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, è stato ricostruito anche se limitatamente al terrapienoI laghi e il Mincio con le loro zone umide e paludose e la fauna e la flora che ne traggono vita non sono l’unica ‘chicca’ naturalistica di Mantova. Per esempio, dista pochi chilometri la Riserva Statale Bosco Fontana: con un’eccezionale varietà di piante è l’ultima traccia delle foreste che per millenni hanno ricoperto la Pianura Padana. Percorrendo il Bosco non s’incontrano però i dinosauri, ma un’elegante palazzina di fine Cinquecento fatta costruire da Vincenzo I Gonzaga quando la foresta era una riserva di caccia della famiglia. Da sempre il Mincio ha avuto un ruolo fondamentale nella vita di Mantova dandole, con le sue acque, sicurezza (per lungo tempo la città è stata ritenuta inespugnabile) e ricchezza grazie a una florida agricoltura e ai commerci: è quindi giusto iniziare a conoscere dall’habitat del fiume questa che è una delle più belle e originali città italiane. Bella e originale e non turisticamente nota come meriterebbero i suoi aspetti naturalistici e la ricchezza di cultura che trasuda da ogni pietra di un centro storico che può vantare un tasso di concentrazione di edifici e strutture di pregio culturale tra i più alti se rapportato alla sua superficeUn esempio di come, abbandonando i tradizionali itinerari turistici, il nostro Paese riservi infinite sorprese e il gusto della loro scoperta.

Info: www.turismo.mantova.it/ 

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