Mantova: non solo ‘Camera degli Sposi’

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È bellissima, giustamente meta degli appassionati d’arte e ricca di significati affascinanti anche per chi arte ne mastica poca, ma cerca significati che trascendono la purezza formale di quanto l’abile mano del Mantegna ha saputo raffigurare sulle pareti e sul soffitto della camera destinata ad accogliere Ludovico III Gonzaga e Barbara di BrandeburgoÈ la Camera degli Sposi (detta anche Camera Picta) dipinta dal Mantegna nella seconda metà del 1400 e giudicata da esperti e storici dell’arte un esempio del gusto decorativo rinascimentale. I suoi affreschi sono anche cronaca di un evento politicamente importante come un matrimonio la cui finalità era suggellare o consolidare alleanze tra casate e uno sguardo attento sulla società del tempo: la collocazione e l’abito di ciascun personaggio non sono casuali, ma rispondono a precise regole e gerarchie. 

A circa tre anni dal devastante terremoto del 2012, la torre di Nord-Est (in cui è inserita la Camera degli Sposi) del Castello di San Giorgio fatto costruire da Francesco I Gonzaga è stata ripristinata e rafforzata dall’alacre volontà dei Mantovani e le superfici affrescate che in alcuni punti avevano subito distacchi e sollevamenti di colore si presentano in tutto il loro splendore avendo evitato (grazie all’attività del laboratorio di restauro della locale Soprintendenza) ogni rischio di alterazione. Nelle adiacenti stanze dei Soli e della Cappe (recentemente recuperate) è allestita un’intrigante mostra: una selezione di circa 100 pezzi tratti dalla collezione Romano Freddi, specchio dei suoi multiformi interessi (dall’archeologia all’arte contemporanea, dal mobile alla scultura lignea e alla maiolica) e straordinario frutto del suo desiderio di riportare a Mantova opere che per i motivi più diversi le erano state sottratte. La Camera degli Sposi è però solo la punta di un iceberg di splendori che emergono poco alla volta percorrendo le antiche vie ricche di angoli indimenticabili e affiancate da sontuosi palazzi.

Palazzo Te

Palazzo Te é l’altro gioiello molto conosciuto essendo una delle più importanti location italiane per esposizioni d’arte di livello internazionale, destinazione che conserva lo spirito con cui Federico II Gonzaga fece progettare e realizzare da Giulio Romano (soprannome di Giulio Pippi de’ Jannuzzi, Roma 1499 - Mantova 1546) - uno degli artisti più importanti e versatili del Cinquecento - questa fastosa villa ssuburbana. Nella Camera di Amore e Psiche, infatti, una scritta indica il palazzo come luogo creato per un “onesto ozio” da intendersi come attività piacevole e raffinata. E non è questo lo spirito con cui si visita una mostra d’arte? Ai tempi di Federico II - che secondo i gossip giunti fino a noi vi ospitava Isabella Boschetti (l’amante ufficiale) - il luogo dove sorge il palazzo era un’isola (l’isola del Tejeto) ricca di boschi e circondata dal Lago Paiolo prosciugato circa due secoli dopo. Il progetto di Giulio Romano fu molto trasgressivo (pur utilizzando soluzioni tecniche e formali tradizionali) creando una struttura così nuova e geniale da stupire anche il Vasari e ancora oggi ricca di suggestioni e sorprese. Tra gli ambienti più noti oltre alla Camera di Amore e Psiche vi sono la Sala dei Cavalli (celebra con ritratti a grandezza naturale le scuderie dei Gonzaga famose in tutta Europa) e la Camera dei Giganti dagli straordinari effetti prospettici e acustici e mitologico ma chiaro ammonimento a chi volesse insidiare il potere del committente. Tra le mostre in atto particolarmente intrigante è Guardando all’Urss (aperta fino al 4 ottobre 2015) non solo per far conoscere (o ricordare) attraverso numerosi capolavori di artisti italiani l’atmosfera degli anni ’40 e ‘50 di radicale, dura ma rispettosa contrapposizione politica nel nostro Paese, ma anche perché propone (nella seconda sezione) una selezione di opere del realismo russo il cui giudizio è stato troppo spesso inficiato da pregiudizi: come in ogni espressione artistica accanto ai capolavori esistono le ‘croste’ (non sono in mostra) e accanto agli artisti i ‘servi del potere’, in questo caso con il pennello. Sempre a Palazzo Te (fino al 31 ottobre 2015) da non perdere Il banchetto degli Dei un affascinante e originale percorso tra i temi del banchetto rinascimentale: filo conduttore del racconto (che dialoga con i contenuti di diverse sale) è la cronaca della giornata trascorsa nel Palazzo dall’imperatore Carlo V d’Asburgo.

Sulle orme dei Gonzaga

Lasciato Palazzo Te e dirigendosi verso il centro s’incontrano il Palazzo di San Sebastiano, dimora all’inizio del Cinquecento di Francesco II Gonzaga e attuale sede del Museo della Città, il Tempio di San Sebastiano (opera di un altro grande artista della seconda metà del Quattrocento: Leon Battista Alberti), la casa di Giulio Romamo e la Casa del Mantegna dalla straordinaria architettura. Superati la Basilica di Sant’Andrea (altro lavoro dell’Alberti) e l’antecedente campanile gotico, si giunge a Piazza delle Erbe (sede dal Medioevo del mercato ortofrutticolo) su cui si affacciano la Torre dell’Orologio, la Rotonda di San Lorenzo che costruita nell’XI secolo durante la dominazione dei Canossa è la più antica chiesa di Mantova, la Casa del Mercante dalla particolare decorazione e il Palazzo della Ragione costruito in epoca comunale per ospitare le assemblee dei cittadini e amministrare la giustizia. Oggi quest’ultimo è sede delle mostre d’arte organizzate dal Comune: fino al 22 novembre 2015 ospita la mostra Museo della Follia in cui faccanto alle originali sculture di Cesare Inzerillo, a oggetti e ritratti di pazienti, a centinaia di volumi dedicati alla follia e a video su Franco Basaglia e sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, vi è una straordinaria mostra dedicata ad Antonio Ligabue con 190 opere (tra cui 12 dipinti e 2 disegni inediti) che ne esprimono il profondo senso della natura e l’umanità - vittima dei pregiudizi di una società staticamente benpensante - al limite della sopravvivenza materiale e spirituale. Con lui dialogano 37 opere mai esposte di Pietro Ghizzardi, altro interessante pittore padano con esperienze analoghe. Pochi passi e si possono ammirare l’Arengario e il collegato Palazzo del Podestà (1227) con inserita nella facciata la duecentesca statua (affettuosamente chiamata la vècia) del più famoso amato e odiato mantovano: Virgilio. Si è giunti ormai nel cuore storico: Piazza Sordello (area su cui sorgeva la città etrusca) trasformata dai Gonzaga in immagine scenografica del loro potere. Dominati dal Palazzo Ducale (monumentale reggia composta da numerosi edifici collegati da corridoi e gallerie - per estensione dei tetti in Europa seconda solo al Vaticano - tra cui la Basilica Palatina di Santa Barbara, il Castello di San Giorgio e il Teatro di Corte voluto nel 1549 dal cardinale Ercole Gonzaga e attuale sede del Museo Archeologico Nazionale) vi sono la Cattedrale di San Pietro (l’impianto è tardogotico e gli interni, successivi, sono di Giulio Romano), il duecentesco Palazzo Bonacolsi (famiglia che governò Mantova del 1272 al 1328, anno in cui Rinaldo, l’ultimo discendente, fu ucciso da Luigi Gonzaga) - ora Castiglioni -, la duecentesca TorredellaGabbia (così chiamata dal 1576 quando Guglielmo Gonzaga fece costruire la gabbia come carcere all’aperto) e la cosiddetta Casa di Rigoletto, il buffone di corte protagonista dell’opera di Verdi. Sono alcune delle chicche di una città che ha un’incredibile ricchezza di capolavori tra edifici pubblici e privati, chiese, costruzioni militari, affreschi e sculture, frutto anche dall’essere stata governata per diversi secoli da una dinastia che aveva la cultura nel proprio snae che ha fatto di Mantova un punto d’incontro tra i maggiori artisti e architetti. Una tradizione rimasta nello spirito dei Mantovani come testimoniato non solo dalle molte esposizioni d’arte di grande livello, ma anche da una serie di Festival volti alla diffusione della Cultura: il Festivaletteratura che da quasi vent’anni ognisettembre occupa piazze e palazzi della città con incontri letterari, spettacoli e confronti con scrittori e artisti di tutto il mondo e in autunno Segni d’infanzia, un festival d’arte e teatro rivolto ai bambini e ai ragazzi nel segno di una lungimiranza culturale che vede nei giovani e nei giovanissimi il terreno su cui operare per creare un Paese civile. Senza dimenticare il più che ventennale Mantova Jazz (da gennaio ad aprile) e il primaverile appuntamento con Mantovadanza: la naturale coreografia delle piazze del centro storico rende ancor più affascinanti i movimenti dei ballerini. Una città in cui la gioia di vivere, accompagnata da una raffinata e gustosa tradizione culinaria, si traduce in un’atmosfera ovunque pregna - evento abbastanza raro nel nostro Paese - di passione per la cultura.

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