Città d'arte / city of art

Mantova: non solo ‘Camera degli Sposi’

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È bellissima, giustamente meta degli appassionati d’arte e ricca di significati affascinanti anche per chi arte ne mastica poca, ma cerca significati che trascendono la purezza formale di quanto l’abile mano del Mantegna ha saputo raffigurare sulle pareti e sul soffitto della camera destinata ad accogliere Ludovico III Gonzaga e Barbara di BrandeburgoÈ la Camera degli Sposi (detta anche Camera Picta) dipinta dal Mantegna nella seconda metà del 1400 e giudicata da esperti e storici dell’arte un esempio del gusto decorativo rinascimentale. I suoi affreschi sono anche cronaca di un evento politicamente importante come un matrimonio la cui finalità era suggellare o consolidare alleanze tra casate e uno sguardo attento sulla società del tempo: la collocazione e l’abito di ciascun personaggio non sono casuali, ma rispondono a precise regole e gerarchie. 

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Mantova: una città che sorge dall'acqua

mI laghi che circondano Mantova le danno una caratteristica di sogno: la città appare al viaggiatore all’improvviso quasi sorgesse dall’acqua, come un castello delle favole specialmente quando una lieve nebbia ne sfuma i contorni. Per gustare la città dei Gonzaga - che come tutte le prelibatezze non è per palati frettolosi - la via maestra è iniziare fissando nel ricordo l’indimenticabile spettacolo offerto a chi si avvicina nell’imbrunire dalla città che si specchia nelle acque illuminata dai raggi radenti del sole: un’immagine che da sola ne giustifica l’inserimento (insieme a Sabbioneta) da parte dell’Unesco nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell’UmanitàDeve essere stata una visione di rara suggestione e fascino vedere per diversi giorni nella prima metà del febbraio 2012 dopo tanti anni i laghi nuovamente ghiacciati e la città specchiarvisi in tutta la sua bellezza. 

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Bergamo, un piccolo grande scrigno

  

bLe Esposizioni Universali sono un evento raro nella storia e nel costume di una Nazione, per questo devono lasciare un segno indelebile a memoria degli sforzi umani, intellettuali ed economici compiuti per realizzarle: sarebbe splendido che anche per Milano accadesse quanto avvenuto a Parigi con la Torre Eiffel, nata come simbolo dell’Esposizione del 1889 e divenuta emblema della città. Esistono, però, fondati dubbi che ‘L’albero della Vita’ possa avere lo stesso destino della mitica struttura parigina. Sarebbe peraltro un grande risultato (indipendentemente da quello economico della manifestazione) e un modo per ricordare nei decenni l’evento se l’area dove sorgono i magnifici padiglioni delle diverse Nazioni divenisse sede di qualificate realtà al servizio dei cittadini non solo milanesi. Expo 2015, infatti, non può e non deve limitarsi a diffondere i suoi effetti benefici su Milano poiché il suo richiamo internazionale è un’occasione unica per far conoscere quelle realtà del nostro Paese ricche di arte, cultura, storia e tradizioni che non hanno ancora la popolarità che meritano. Expo con milioni di visitatori che non possono limitarsi a uno spostamento in giornata è, quindi, un’occasione da cogliere al volo: occorre peraltro che ciascuno faccia la sua parte. 

 

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