Castellammare del Golfo piena di ottime sorprese

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Siamo arrivati a Palermo Punta Raisi prestissimo venerdì mattina 24 luglio dopo la partenza antelucana dall’aeroporto Marconi di Bologna e ci dirigiamo a Castellammare del Golfo dove, dopo aver posato i bagagli in hotel con Piero Rotolo, Direttore di EG NEWS e uno degli organizzatori di VINOLIO e del Premio Packaging Mediterraneo, andiamo a far colazione e subito ci immergiamo nel milieu siculo con un ottimo cappuccino e squisiti cornetti farciti di crema, marmellata e pistacchio che per assaporarli se non se ne approfitta quando si è nella Trinacria non vedo dove altro si possa farlo. Ci spostiamo in riva al mare di Castellammare sulla terrazza del Ristorante Azotea del Marisco. Sorseggiamo uno Zibibbo Secco Biologico della Cantina Garessio mentre lo Chef Giovanni Vaccaro ci accoglie con fasolari crudi e ostriche. Ci viene servita una tartare di tonno veramente squisita assieme ad un piatto di gamberi rossi all'arancio.

Un Grillo autoctono della Cantina Di Legami profumato, fresco e con sentori di agrumi accompagna elegantemente le cozze al pomodoro. Il Nero d'Avola Terre di Bruga 41 fruttato, intenso, speziato e persistente viene abbinato alla busiate, tipica pasta di Castellammare, e gamberi crudi con scorza di limone. Chiudiamo con pezzi di frutta fresca immersi nel ghiaccio. Alla sera andiamo in collina a Scopello in una riserva che fu dei Borboni al Ristorante Il Mulino. Il Patron Massimiliano Ciccia ci accoglie con speck di tonno, misticanza con cipolla rossa di Tropea e pesce spada marinato come antipasto abbinati ad un Grillo Ferracane molto profumato e schietto. Successivamente, un eccezionale salmone fresco marinato con sale, zucchero e fette d'arancio assieme a deliziosi Suri, pesci azzurri arrostiti, formano uno sposalizio perfetto con un Grillo Galici delle Cantine Agareno composto da Catarratto, Grillo e Inzolia. Un immenso e quasi introvabile brodetto di scorfano si fonde esageratamente con un Rosato Aprile della Azienda Fondo Antico fruttato, vinoso e con una bellissima tonalità di rosa. Le busiate sono come i capelli delle donne, dice lo chef, e sono un piatto veramente autoctono di Castellammare. Nero d'Avola e Nerello Mascalese si fondono perfettamente nel vino della Cantina Micina. Squisite polpettine di sarde con finocchietto selvatico sono in tavola con polipo murato su letto di ceci e caponata di pesce spada in simbiosi con Pericone Berlinghieri. Chiusura trionfale con tiramisù impreziosito da zucchero a velo, cioccolato fuso e caffè e a seguire una deliziosa crostata definita moderna con pistacchio e amarene abbinate ad un grappa trentina invecchiata. Il sabato, pranziamo al Ristorante al Burgo di Castellammare. Si parte con un Traminer della cantina Baglio del Cristo di Campobello, bianco siciliano IGT e un Marsala delle Cantine Fina, profumato, intenso, fruttato, fresco e molto trentino-altoatesino servito con caponata di pesce spada marinato all'anice, involtini di spatola con zucchina e arancino di pesce capone con busiate impreziosite da finocchietto e sarde, pinoli uva passa pomodoro e mandorle con Nero d'Avola DonnaTa' Alessandro di Camporeale. Chiudiamo con Melone giallo di Alcamo caramellato. Al pomeriggio andiamo a piedi lungo la passeggiata sul bmare fino al Castello Arabo Normanno di Castellammare che si affaccia sul golfo quasi ancora a protezione del porto e della città per la consegna ai vincitori della Rassegna VINOLIO e del Premio Mediterraneo Packaging alle aziende vincitrici. Un convegno organizzato dall’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Piersanti Mattarella – Danilo Dolci promotore di VINOLIO ha evidenziato quanto la Sicilia in generale e la zona di Castellammare in particolare con tutte le loro possibilità indiscusse di attrazione turistica siano penalizzate dalla brutta viabilità e dallo scarso coordinamento fra le istituzioni, gli enti preposti al turismo e le associazioni degli albergatori e dei commercianti. La dirigente scolastica, adesso si chiama così, Loana Giacalone ha chiuso i lavori e dato il via alle premiazioni. Piero Rotolo ha illustrato brevemente il significato dell’evento e l’editore di EG NEWS Francesco Turri ha ringraziato le aziende partecipanti e ha dato il via alla consegna delle targhe. Dopo la cerimonia tutti sugli spalti e le torri del Castello, veramente ben conservato, per godere il panorama e gustare l’aperitivo sulla terrazza che domina il golfo, la spiaggia e la vecchia tonnara chiusa per merito della comunità europea che ha decretato alcuni anni fa la fine di una tradizione plurisecolare. Grazie Europa anche questa volta! In piazza Petrolo abbiamo assaggiato la granita di melograno proposta dall’ azienda Miro' di Alcamo: veramente unica come il semifreddo alla vaniglia, Pan di Spagna e melograno. In piazza erano presenti gli stand delle aziende che hanno partecipato al concorso e altre in rappresentanza delle leccornie siciliane dai salumi ai dolci al miele e così via. Domenica mattina andiamo abbiamo visitato l’azienda Terra di Bruca e Fattorie Azzolino che hanno unito le forze mantenendo la loro autonomia. 250.000 le bottiglie prodotte nella Doc Alcamo in Contrada Azzolino a Camporeale. Alcamo è una città fortemente connotata dal barocco e patria del grande poeta Cielo d’Alcamo. Degustiamo Diletto Nero d'Avola vinificato in bianco 13 gradi IGT Sicilia fruttato floreale sentori aromatici, Chimirici Moscato e Zibibbo 12,5 Terre di Bruca fruttato floreale. Vezzo Grillo 13,5 molto intenso e fruttato. Pranziamo al Ristorante Mistral a Castellammare praticamente sul mare e beviamo Castello Svevo Azienda Agricola Milazzo abbinato a busiate con tonno e spaghetti con le vongole, polipo in insalata, involtini di spatola con verdure, involtini di zucchine con gamberi, cpolpettine di sarde, pesce spada al pistacchio. Melone giallo di Alcamo e fettine di cocomero fresco precedono una cassata mondiale che chiude il pasto. Subito dopo pranzo ci dirigiamo a Segesta. Quello che rimane della città fondata dagli Elimi sorge sul Monte Barbaro e il tempio greco di Segesta e' stato edificato in una posizione dominante; pare che una galleria parta dal tempio ed arrivi fino in città. Tucidide narra che profughi troiani la fondarono nel IX secolo avanti Cristo chiamandola Aegesta. Virgilio ci riporta, invece, che venne fondata da Enea dove, prima di partire per il Lazio, vi lasciò il vecchio padre. Da subito in guerra con Selinunte per i loro confini, nel 415 la città di Segesta chiese aiuto ad Atene perché intervenisse contro l'intraprendenza selinuntina supportata da Siracusa. Gli ateniesi decisero quindi di fare una grande spedizione in Sicilia contro Siracusa ma vennero sconfitti. Selinunte fu assediata e distrutta dai cartaginesi, invocati anche questa volta dai segestani. Nel 276 la città si schierò con Pirro ma poi nelle guerre puniche si alleò con Roma che ne ebbe grande rispetto date le origini comuni e le fu quindi garantito lo status di città libera unica in Sicilia. Segesta fu distrutta dai Vandali, mai nome fu più appropriato, nel quinto secolo e dopo la cacciata degli Arabi i Normanni vi costruirono un castello che fu ampliato in epoca Sveva ma del quale si sono perse le tracce alla fine del 1500. Oggi rimane il magnifico tempio in stile dorico e l’anfiteatro scavato in parte nella roccia della montagna. Con la doverosa visita a Segesta si chiude questo tour in Sicilia, il quale mi ha fornito validi motivi per aver voglia di ritornarci. Non voglio dimenticare la disponibilità e la gentilezza di tutti coloro coi quali siamo stati in contatto e li ringrazio sentitamente.

 

 

 

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