Arte messicana del XX° Secolo a Bologna. La Collezione Gelman con Frida Kahlo

fUna rassegna splendida, struggente, emozionante e da non perdere la mostra sull'Arte Messicana aperta a Palazzo Albergati di Bologna dal 19 novembre 2016. Attraverso l’esposizione delle opere della Collezione Gelman, tra le più importanti raccolte d’Arte Messicana del XX secolo in cui primeggiano Frida Kahlo e Diego Rivera, è narrata la “Rinascita messicana” (1920-1960) e la storia degli artisti che ne sono stati protagonisti. La Collezione Gelman nasce nel 1941 quando Jacques Gelman e Natasha Zahalkaha, due emigrati dall’Est Europa, si incontrano e si sposano a Città del Messico: Jacques era un ebreo russo di San Pietroburgo, emigrato in Francia dopo la rivoluzione d’ottobre e arrivato nel 1938 in Messico, dove fa fortuna producendo i film comici di Mario Moreno, il Charlie Chaplin messicano. Nel 1943 Jacques commissiona a Diego Rivera il ritratto di Natasha: è l’inizio di una lunga avventura e di una grande Collezione.

I coniugi Gelman iniziano a collezionare le opere dei più grandi artisti messicani, tra cui María Izquierdo, David Alfaro Siqueiros, Rufino Tamayo e Ángel Zárraga. Nella loro Collezione entrano anche le opere di Frida Kahlo e Diego Rivera, destinati a diventare tra le più famose coppie di artisti del mondo, sia per le loro opere che per la loro infinita, intensa e distruttiva storia d’amore. Come scriverà Frida nei suoi diari: «Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego».

La Collezione Gelman – composta da dipinti, fotografie, abiti, gioielli, collages, litografie, disegni – è eccezionalmente esposta a Bologna. Alla collezione si aggiunge una "chicca" assoluta: per la prima volta sono esposti gli abiti dei più grandi stilisti di fama internazionale che si sono ispirati a Frida Kahlo: Gianfranco Ferrè, Antonio Marras, Valentino sono solo alcuni nomi della moda che hanno voluto partecipare a questa mostra.

fTra le opere di Frida, ci sono le iconiche e note al mondo intero: i numerosi Autoritratti e quelle indissolubilmente legate al suo amore per Diego, come L’abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl (1949); una “Naturaleza viva” di straordinario impatto, La sposa che si spaventa vedendo la vita aperta (1943). Frida è stata la più potente biografa di se stessa: attraverso le sue opere si ripercorre la vita di una donna alla quale non è stato risparmiato alcun dolore: l’incidente sull’autobus che le distrusse la colonna vertebrale, gli aborti, la travagliata storia con Diego, i tradimenti, il supplizio fisico, la morte prematura; attraversando le sale della mostra si rivivono con lei emozioni e dolori. Di Diego, sono presentati alcuni capolavori come il Ritratto di Natasha Gelman, Girasoli (foto di apertura), Venditore di calle, tutte tele risalenti al 1943, anno dell’incontro con Frida. Curata da Gioia Mori, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia Group e patrocinata dal Comune di Bologna. Sponsor dell’iniziativa l’INBA (Instituto Nacional de Bellas Artes, Città del Messico) e il Ministero della cultura del Messico.

La Mostra

fJacques e Natasha Gelman furono negli anni Quaranta-Cinquanta tra i personaggi più in vista del Messico, e la loro grande popolarità era dovuta all’attività di produttore cinematografico di Jacques. La coppia Rivera aveva con il mondo del cinema una certa dimestichezza, come testimoniano le loro diverse presenze in documentari e corti, fra cui un interessante brano girato nello studio di Rivera a un anno dalla morte di Frida, nel 1955, proiettato in mostra.

In questa sezione sono riuniti tutti i ritratti commissionati dalla coppia, a partire da quelli realizzati da Diego e Frida nel 1943: il grande Ritratto di Natasha Gelman di Diego Rivera, in cui Natasha compare sdraiata su un divano sommersa da lussureggianti calle, e il piccolo Ritratto di Natasha Gelman di Frida Kahlo, ritratta a mezzo busto, truccata come una diva di Hollywood; il Ritratto di Jacques Gelman (1945) e i  Ritratti di Natasha Gelman di Ángel Zárraga e di Rufino Tamayo.

Diego Rivera e la Rinascita messicana

fQuando Jacques Gelman arriva in Messico, il paese è al culmine di quella che sarà chiamata “Rinascita messicana”, un periodo che si estende dal 1920 al 1960. I protagonisti di questo rinascimento latino-americano sono i “muralisti”: Rivera, Siqueiros e Orozco. Erano tutti figli della rivoluzione del 1910, quella di Pancho Villa ed Emiliano Zapata, e nel 1921 furono chiamati dal ministro dell’educazione, José Vasconcelos, a realizzare un vasto programma di arte pubblica come strumento di partecipazione e crescita culturale nella delicata fase postrivoluzionaria. Pur divenendo famosi a livello mondiale per i loro murales, non abbandonarono mai la pittura di cavalletto, e i Gelman selezionarono per la loro Collezione degli autentici capolavori. In questa sezione, sono esposte le opere di Diego Rivera L’ultima ora (1915), testimonianza della fase cubista attraversata durante il suo soggiorno parigino, nata nel periodo in cui frequentava Picasso,

Frida Kahlo e la fotografia

Il secondo piano di Palazzo Albergati è riservato al racconto dell’opera e della vita di Frida presentata attraverso diverse tematiche, e a Frida Kahlo icona fashion. Figlia di un fotografo, Guillermo Kahlo, ebreo tedesco di origini ungheresi, l’artista sapeva come porsi davanti all’obbiettivo: fiera e trionfante, seria e imbronciata, con lo sguardo da guerriera, senza indulgere in pose e gesti accattivanti. Si trovano qui le fotografie di Edward Weston, Fritz Henle, Leo Matiz, Lola Álvarez Bravo, che organizzò l’unica personale di Frida Kahlo in Messico, nel 1953. E campeggiano le foto a colori di Nickolas Muray, il fotografo statunitense di origine ungherese che Frida conobbe nel 1931, e con il quale ebbe una relazione che durò un decennio.

fFrida Kahlo, dea azteca

In questa sala domina l’Autoritratto con collana, opera del 1933: intorno, gli scatti di Imogen Cunningham e Lucienne Bloch, in cui Frida appare abbigliata con gioielli; potevano essere bigiotteria da due soldi o di preziosa giada, ricchi pendenti coloniali in oro e una quantità di anelli, ma sempre in gran quantità, adorna come una dea azteca.

Frida Kahlo: biologa, naturalista

Questa stanza raccoglie una serie di opere che nascono dai tormenti fisici di Frida, che racconta le proprie sofferenze squadernando gli organi malati (la colonna vertebrale spezzata, il piede fasciato, il ventre sterile) e attutendo il dolore emotivo con l’esposizione scientifica. Fa del proprio corpo il territorio di indagine, esplorato con quell’occhio “tedesco e analitico” che le attribuì Rivera in uno scritto del 1943, da “naturalista e biologa”, come lei dichiarò. Frida espone spesso le sue indagini sul corpo attraverso immagini che sono riconducibili ai manuali di medicina.

Frida e Diego

Questa è la sezione dedicata a Diego, a cui Frida sentiva di essere legata carmicamente: oltre al Ritratto di Diego del 1937, l’Abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl, del 1949, dove Diego appare tra le braccia di Frida come un infante. Qui è proiettato il video di Nickolas Muray del 1939 che racconta Frida e Diego nella Casa Azul. A questo punto del percorso espositivo, il visitatore si cala nell’intimità della vita di Frida stessa entrando nella sua camera da letto, fedelmente riprodotta in una sala accanto ad abiti folclorici messicani degli anni Trenta-Quaranta.

Le mascotte di Frida

Cani e gatti, pappagalli e scimmie, colombe, conigli e un cerbiatto: questo era il colorato bestiario di cui si circondò Frida, prendendosene cura come fossero bambini. Compaiono in diversi autoritratti come affettuosi compagni di vita, spesso con atteggiamenti consolatori quando Frida è triste per i dolori fisici o i tradimenti di Diego, e assumono le stesse espressioni dell’artista, irose, interlocutorie, fiere: sono di volta in volta le sue mascotte, ma anche i segni del suo stato d’animo.

fFrida Kahlo, icona fashion

Frida Kahlo attraverso l’abbigliamento folclorico disegnò la propria immagine, rivendicò la propria identità messicana, ed espose chiaramente la propria ideologia. In questa sezione sono esposte le ricerche che i più grandi stilisti hanno dedicato a Frida Kahlo. Già nei primi anni Quaranta Elsa Schiaparelli elabora un abito-omaggio chiamato “Robe Madame Rivera”, iniziando dunque la trasformazione di Frida Kahlo in icona globale che investe tutte le espressioni della produzione culturale. Dagli anni Settanta a oggi, tante diverse “Fride” hanno sfilato sulle passerelle; in mostra, Frida nella drammatica costrizione del bustino (Gianfranco Ferrè, 1993 e Jean-Paul Gaultier, che ha concesso il video Tribute to Frida Kahlo, del 1997), nella ricchezza dei tessuti e degli intarsi colorati (Raffaella Curiel, 2008 e Antonio Marras, 2006), rivestita di quella fauna e flora che abitano i suoi quadri (Valentino, 2015).

I dipinti della Collezione Gelmann formano due nuclei distinti: una parte dedicata ai grandi artisti europei del XX secolo, le cui opere oggi sono a New York, al Metropolitan Museum of Art. Un altro nucleo è rimasto in Messico, alla Fundación Vergel, ed è costituito da opere di pittori messicani.

Info: Sede: Palazzo Albergati, Via Saragozza, 28 – Bologna. Dal 19 novembre 2016 al 26 marzo 2017. Informazioni e prenotazioni: Tel. 051 030141

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