Sulle tracce della lavanda e… di Nostradamus

aLo scrittore provenzale Jean Giono definisce la lavanda “l’anima della Provenza” e, in effetti, il suo profumo particolare e il tipico colore blu ametista che richiama il cielo e il mare esprimono il carattere di una terra unica, allegra e solare, simbolo della mediterraneità. Tra la fine di giugno e la metà di agosto è un’esperienza unica e affascinante visitarla avendo come filo conduttore il mare blu dei campi di lavanda che si estendono dall’altipiano di Sault (nel variegato e bellissimo Vaucluse) fino a oltre gli 800 metri dei contrafforti alpini del Pays du Buëch. E poco importa se molti campi sono di lavandina, una variante ibrida che peraltro non muta immagini e sensazioni.

 

La lavandina è stata ottenuta negli anni cinquanta del Novecento ibridando la lavanda con lo spigo (o lavandula spica, varietà diffusa in Spagna) per motivi economici: la lavanda (definita anche ‘lavanda fine’) è di piccola taglia, ha un solo fiore su ogni stelo e deve essere coltivata in altopiano e sui versanti montani oltre gli 800 m; la lavandina, invece, è piantata con ottimi risultati in pianura e sui declivi collinari sotto gli 800 m e le piante sono più grandi e con più fiori su ogni stelo: la produttività è quindi maggiore (con 40 chili di fiori si ottiene un litro di olio essenziale contro i 130 della lavanda).

Dalla panoramica terrazza della Promenade di Sault - cittadina dolcemente arroccata a 735 m. nel cuore della Provenza - si possono ammirare gli immensi campi blu per i quali è definita la ‘culla della lavanda’. Il borgo medievale - raccolto intorno alla Parrocchiale di Notre-Dame-de-la-Tour il cui portale e volta ogivale risalgono all’edificio romanico del XII secolo - è protagonista il 14 e 15 agosto della Fête de la Lavande. Cuore della festa ed evento da non perdere il 15 agosto è il Campionato di Francia di taglio della lavanda con la falce che vede in competizione dilettanti e professionisti: uno spettacolo incredibile. Il programma prevede anche sfilate di vecchie carrozze e vecchie biciclette, gruppi folk provenzali… (tutti addobbati con spighe profumate), un mercatino dei produttori di lavanda, il villaggio dell’artigianato, saloni del libro e di pittura…

aPoiché dopo l’occhio e l’olfatto giustizia vuole che anche la gola sia soddisfatta non si può lasciare Sault senza assaggiare nella pasticceria André Boyer l’eccezionale ‘nougat’ (uno speciale tipo di torrone) e farne incetta.

La vicinanza con il Mont Ventoux (il nome deriva dal ‘mistral’ che vi soffia fortissimo) impone un’escursione su questa mitica vetta del Tour de France. Anche se ottimi ciclisti (delle tre possibili strade quella da Sault è la più… facile, anche se la più lunga), è forse meglio non misurarsi con i fantasmi di tanti campioni. Dopo aver scoperto la fauna e la flora - alcune specie botaniche sono tipiche della Groenlandia e per tale ricchezza il Ventoux è stato riconosciuto dall’Unesco ‘riserva della biosfera’ - ed essere rimasti affascinati dallo scenario lunare dovuto al famoso ‘deserto di pietra’ formato di detriti calcarei, giunti in vetta si può ammirare un panorama eccezionale che spazia fino a Marsiglia punteggiato da città e villaggi che emergono tra il blu, l’oro e il verde dei campi.

Il Musée de la Lavande a Coustellet offre un’interessante e completa panoramica su caratteristiche e lavorazione di questo simbolo della Provenza: nelle varie sale si susseguono alambicchi dal 1800, etichette e costumi d’epoca.

Seguendo il profumo della lavanda, si entra nel cuore dell’antica Contea di Provenza caratterizzata da grandi distese blu-ametista da cui emergono, oltre ai tradizionali villaggi in pietra secca, alcune ‘chicche’ come l’Abbazia di Ganagobie fondata nel X secolo in posizione panoramica (come gran parte delle abbazie) ed elegante esempio di edificio romanico e la città fortificata di Forcalquier con il Convento dei Cordiglieri (gioiello duecentesco dell’arte francescana) e la Cattedrale romano-gotica di Notre-Dame.

aL’itinerario può arricchirsi di molte altre tappe, ma alcune sono fondamentali come a Digne-les-Bains (www.ot-dignelesbains.fr), capoluogo dipartimentale delle Alpes-de-Haute-Provence, il festival Corso de la Lavande (5-9 agosto la settantesima edizione) il cui cuore è la sfilata dei carri infiorati. Città ricca di musei (tra cui uno dedicato all’occupazione italiana e tedesca nel secondo conflitto mondiale), è arricchita dal 2016 da un interessante Museo della Lavanda (con dimostrazioni pratiche di distillazione) incentrato sulle influenze di questa pianta nei Pays Dignois. La città è sede fin dall’epoca romana di un’apprezzata struttura termale.Il lavanda-tour non può non finire che tra i torrenti, gli alpeggi e le cime dei Pays du Buëch considerati patria della ‘lavanda fine’: un’esperienza indimenticabile tra il blu dei campi e quello del cielo, interrotto solo dal lussureggiante verde delle montagne.

Se la Provenza coincide per tutti con la lavanda non sono molti quelli che la collegano a Nostradamus, straordinaria e complessa figura di studioso, filosofo e astrologo il cui fascino e mistero sono giunti fino a noi soprattutto per le enigmatiche Centuries et prophéties (pubblicate nel 1555) su cui gli studiosi si arrovellano ancora per cercare di decifrarle e trovarne riscontri nella storia e nell’attualità.

Michel de Nostredame nasce, infatti, nel 1503 a Saint-Rémy-de-Provence da una famiglia importante (il padre è notaio), ottiene il baccalaureato a quindici anni e studia tra Avignone e Montpellier. Dopo molti viaggi, torna in Provenza per combattere la peste a Marsiglia e Aix-en-Provence e nel 1547 si stabilisce a Salon-de-Provence, dove vive fino alla morte (1566) di cui quest’anno è il 450° anniversario, ghiotta occasione per visitare quest’angolo di Francia.

aSaint-Rémy-de-Provence è una godibilissima cittadina ricca di botteghe artigiane, di viali ombreggiati dai platani, di piazzette ricche di panchine - su cui con il sottofondo della musica dell’acqua di una fontana trovano nuova vita i ricordi degli anziani - e racchiuse dalle classiche case dalle persiane azzurre un po’ stinte.

Dopo aver appagato la curiosità sulla giovinezza di Nostradamus, è d’obbligo compiere un ‘pellegrinaggio’ tra i molti maestri cioccolatieri in un confronto in cui è difficile attribuire la palma del migliore. Soddisfatta la troppo spesso bistrattata ‘gola’, si possono ammirare i resti della città romana (Glanum), Les Antiques (imponente arco e mausoleo di epoca romana) e la deliziosa chiesa romanica con chiostro del Monastero di Saint-Paul-de-Mausole in cui fu ricoverato Van Gogh che vi dipinse alcuni dei suoi quadri più famosi (è predisposto anche un itinerario che partendo dal monastero fa scoprire i luoghi legati all’artista).

Un’esperienza originale si può vivere nel weekend di Ferragosto con la Feria provenzale in cui sono protagonisti i tori con corse e corride non cruente.

Per rendere indimenticabile questa tipica cittadina nulla di meglio che soggiornare nel delizioso e riservato Château de Roussan (il primo proprietario delle dimore fu Bertrand, fratello di Nostradamus: chissà se ne aveva previsto il futuro) e godere della raffinata cucina colorata e gastronomica (ma economicamente accessibile a tutti) dello chef Benoît Fauci.

aIl percorso dedicato a Nostradamus non può che terminare a Salon-de-Provence con la visita alla sua casa dal 1992 un museo che in forma multimediale permette di scoprire la vita del famoso astrologo. Vi è anche una piccola, ma interessante libreria dedicata al 1500. Vicina alla casa-museo e al centro della cittadina sorge la Château de l’Empéri, già dimora dei vescovi di Arles e ora sede del Museo dei Costumi militari francesi da Luigi XIV al 1918.L’occasione migliore per vivere la storia di Salon è ogni anno durante l’ultimo weekend di giugno quando le antiche strade e piazzette del centro storico sono invase giorno e notte dalla Rievocazione storica con spettacoli, animazioni, accampamenti e sfilate in costume.

Info: www.france.fr  -  www.fetedelalavande.fr

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